The Coach 5 ha due nuovi conduttori: Rocco Pietrantonio e Chiara Esposito

The Coach 5 e’ già in partenza .
Si registrano già le nuove puntate del talent show  di successo trasmesso da 7gold e prodotto da Luca Garavelli e Marco Zarotti . 
La quinta edizione è sempre un traguardo importante e per dare lustro a questa nuova stagione televisiva ci saranno novità straordinarie a partire dalla nuova conduzione che sarà doppia in tandem con due New entry . 

La prima fantastica novità sono appunto i due  nuovi conduttori: Rocco Pietrantonio e Chiara Esposito.
Rocco Pietrantonio e’ un rinomato speaker radiofonico,  personaggio televisivo , attore , già noto per svariati programmi Mediaset e Rai.
Chiara Esposito e’ una giovane e bellissima show girl , attrice e modella che ha debuttato con Fabrizio Frizzi, per proseguire  il suo percorso televisivo soprattutto in Rai con Carlo Conti e Flavio Insinna passando per Il commissario Montalbano e Temptation Island . 
Saranno loro a fare da collante tra artisti,  coach ed emozioni per la nuova edizione di The Coach che è in fase di registrazioni e a Ottobre tornerà sui teleschermi.

Gianluca Magni a tutto cinema con Playboy

L’attore Gianluca Magni, attualmente, è in tutte le sale cinematografiche con il film Playboy, diretto da
Domenico Costanzo, dove ha interpretato il ruolo del padre del protagonista da ragazzino. Inoltre, ha
preso parte all’anteprima internazionale del film The Last Fighter, dove ha prestato il suo volto ad un
giornalista inviato. I suoi impegni non finiscono qui, dato che sarà l’interprete principale de Il Cronista,
sit-com suddivisa in puntate da 15 minuti che verrà distribuita sulla piattaforma INTV Italia.
“Il Cronista, che cominceremo presto a girare, è un prodotto davvero molto divertente. Sono un uomo che,
mentre va in giro per fare le sue interviste, ne combina di tutti i colori perché è tanto goffo. Insieme a me, in
questa nuova produzione, ci saranno dei personaggi, più o meno noti, a fare le guest-star delle varie
puntate”.
Sono tanti gli attori con cui Gianluca Magni ha lavorato: da Giancarlo Giannini a Ricky Tognazzi passando
per Virna Lisi e Giuliana De Sio nella terza stagione de Il Bello delle Donne. Senza dimenticarsi di Remo
Girone, Antonia Piccolo, Paola Pitagora e l’indimenticato Nino Manfredi.
“Nino Manfredi era un uomo straordinario. Ho lavorato con lui nel suo ultimo film: Apri gli occhi e… sogna.
Ero un ragazzo giovane e, proprio per questo, ero davvero emozionato al pensiero di stare al fianco di un
attore del suo calibro. Mi ha così consigliato di lasciarmi guidare ed è stato davvero di un’umanità
incredibile”.
Tra i lavori più significativi di Magni ci sono E insieme vivremo tutte le stagioni per la regia di Gianni
Minello, I Giorni dell’Amore e dell’Odio – Cefalonia con Ricky Tognazzi e Prigioniero della mia libertà,
distribuito in 30 paesi del mondo. Televisivamente parlando, è stato invece nel cast di Incantesimo e de Il
Bello delle Donne.
“Il bello delle donne mi ha dato una grande notorietà. In fondo, a differenza magari di quanto accade in
America, nazione che ha il culto del cinema, un attore italiano, per farsi conoscere, deve prendere parte ad
una grande fiction, come lo era appunto Il Bello delle Donne, che aveva tantissimi telespettatori. In quella
fiction, il lavoro fatto è stato straordinario e all’avanguardia. Ha proposto storie sia tra eterosessuali, sia tra
omosessuali, cosa che per l’epoca era impensabile. Anche di Incantesimo, altra fiction seguitissima dal
pubblico, ho davvero un bel ricordo”.

Roberto Chevalier torna a doppiare Tom Cruise al cinema per Top Gun 2

Roberto Chevalier torna a doppiare Tom Cruise per Top gun 2 al cinema

Nuovi progetti attendono il doppiatore Roberto Chevalier. Oltre all’arrivo, in estate su

Canale 5, della terza stagione della serie iberica Grand Hotel – Intrighi e Passioni, di cui ha

curato il doppiaggio, dal prossimo 19 maggio sarà in tutte le sale cinematografiche nel film

American Night, dove ha curato i dialoghi oltre ad aver diretto il doppiaggio e ha pure

prestato la voce al protagonista Jonathan Rhys Meyers. Un lavoro che gli ha permesso di

lavorare, tra l’altro, con il figlio David Chevalier, scelto per doppiare il coprotagonista Emile

Hirsch.
Tuttavia, gli impegni di Chevalier non si fermano qui: dal 25 maggio tornerà infatti a doppiare Tom Cruise nell’attesissimo Top Gun: Maverick, la cui uscita è stata più volte rimandata a causa dello scoppiare della pandemia di Covid-19. Roberto è veramente affezionato al film, visto che in passato ha potuto incontrare lo stesso Cruise, volto del celebre tenente Pete Mitchell, di cui è diventato da anni il doppiatore ufficiale. Un vero e proprio cult per il mondo del cinema, che sicuramente non mancherà di far parlare appena la pellicola sarà visibile anche agli spettatori italiani, che la attendono trepidanti.
È anche in programmazione su netflix Home town cha cha cha, serie coreana che ha sempre diretto per il doppiaggio .
In ogni caso, nelle prossime settimane, altri coinvolgenti lavori vedranno come protagonista Roberto Chevalier, che da anni garantisce qualità a tutti i prodotti a cui prende parte, sia come direttore del doppiaggio, sia come doppiatore stesso.

“Punti di vista”, nuovo talk show di Go-Tv con al timone Kevin Dellino

“PUNTI DI VISTA”, NUOVO TALK SHOW DI GO-TV, DEBUTTA IL 6 GIUGNO IN SECONDA SERATA

Al timone del format, Kevin Dellino, che promette: “Vi conquisterò”

Si intitola così il salotto televisivo che partirà in diretta sulla rete televisiva Go-TV, nuova

realtà nazionale visibile in tutta Italia sul canale 68 del digitale terrestre diretta da Riccardo

Scarlato.

Kevin Dellino, presentatore tv attivo nel settore dell’intrattenimento da 25 anni, debutta in

seconda serata con Punti di Vista, da lunedì 6 giugno, su Go-Tv nuova rete televisiva cui fa

capo il produttore Riccardo Scarlato.

Trasmesso in diretta nazionale, il format affronterà temi di stretta attualità e gossip, e ad

offrire il proprio punto di vista saranno celebrità, esponenti dello sport e della politica,

giornalisti e influencers, talvolta chiamati a intervenire su storie vere, raccontate, in studio o

in collegamento, da chi le ha vissute. Ad animare le dinamiche del dibattito contribuirà

l’accurata selezione di opinionisti che, in proposito ad ogni tema discusso, manifestano idee

divergenti, così da favorire il confronto e solleticare il senso critico dei telespettatori. Gli

argomenti saranno approfonditi con l’ausilio di servizi esclusivi e di collegamenti con inviati

nelle varie regioni del Bel Paese.

Al timone del format, Kevin Dellino, che torna in tv dopo l’esperienza da reporter a Buon Pomeriggio, per Michele Cucuzza e Stefania Orlando. Entusiasta dell’ingaggio, il conduttore ha chiosato: “Per me è una grande chance, mi riprometto di sfruttarla facendo informazione con senso etico e un pizzico di leggerezza. Oltre ad un ritorno in tv, Punti di Vista costituisce per me un debutto in prima serata, per di più in diretta nazionale. Sto lavorando per essere all’altezza del ruolo e delle aspettative di chi me l’ha affidato, e mi sto impegnando per offrire contenuti coinvolgenti, di spessore e che strizzino l’occhio al sano intrattenimento. Oggi ce n’è tanto bisogno. Gli imprevisti non mancheranno, ma so già che per affrontarli farò ricorso alle mie armi migliori: professionalità e autoironia“.

La parte aurorale è curato dallo stesso Kevin Dellino con la collaborazione di Fabrizio Maria Barbuto, giornalista che collabora con alcuni tra i più celebri quotidiani e settimanali nazionali e Flavio Iacones, anch’esso giornalista professionista nonché già autore di successo di altri format televisivi, che di recente sta attraversando un periodo di successo per il format Affinity del quale è autore e content creator essendo il primo reality social della tv italiana. La regia è affidata a Giovanni Pelucchi. Le musiche e la grafica sobo curate da Michele Gallo. Tra gli inviati figurano Livia Bulku e Doralisa Campanella reduci entrambe dagli ottimi successi d’ascolti di Go-Music e Backstage!
Il look del conduttore è totalmente curato dallo stilista Andrea Ubbiali. Gli accessori sono di Wire – Capricci Pendenti for Man di Lara Carbobaro.

The Coach in onda la quarta edizione su 7 Gold


E’ già in onda quarta edizione di The Coach, il talent show di 7Gold condotto da Agata Reale e ideato e prodotto da Luca Garavelli e Marco Zarotti. E con la fase Academy ,  i telespettatori cominceranno infatti a scoprire il talento e le storie dei nuovi partecipanti del programma, che quest’anno avrà anche delle new entry nel cast . Tra gli opinionisti ritornano infatti Vincenzo Beltempo e Antimo Lomonaco, che avranno al loro fianco le “esordienti” Luisella Sordini e Federica Zei nelle future puntate . Immancabili, per la buona riuscita del talent, anche i giudici: dalla conosciutissima coreografa Maura Paparo che tornerà più avanti ed è una grande conferma ,  alla cantante Meriam Jane Ndubuisi, passando per l’influencer e modella bergamasca Ludovica Pagani, seguitissima sui social dove sfiora i 3 milioni di follower. Una presenza, quella della Pagani, che andrà ad impreziosire il cast di The Coach che, anche per l’edizione 2021/2022, ha due obiettivi principali: scovare nuovi talenti da seguire e ammirare ed offrire un talent davvero diverso dagli altri e a dir poco unico nel suo genere. Non mancheranno, infatti, le sorprese in vista delle varie fasi e della finalissima per un programma destinato ancora a crescere e a lasciare il segno. E vede sempre brillantemente al timone Agata Reale , conduttrice e vera anima del programma 

Salvatore Martusciello, fondatore dell’agenzia Unique Management & Communication.

Intervista a Martusciello

A tu per tu con Salvatore Martusciello, fondatore dell’agenzia Unique Management & Communication.

Signor Martusciello, a quali progetti si sta dedicando in questo periodo?

Oltre alla gestione di alcuni personaggi dello spettacolo, adesso sto facendo

anche produzione televisiva. Ho il mio staff, sia per quanto riguarda autori e

registi, sia per tutto quello che serve come attrezzatura. Stiamo mettendo giù

un po’ di progetti per il prossimo anno. E’ per me una nuova sfida. Dopo anni

di carriera, sto cercando di fare qualcosa di più a livello televisivo”.

C’è qualche genere a cui vi state dedicando maggiormente?

Per ora è tutto work in progress. Anche se tali progetti abbracciano tutto ciò che può essere attualità, cultura, moda, spettacolo. Dove ci sono delle buone idee, si crea il format. Per poi decidere qual è la rete più adatta dove può essere inserito”.

E’ proprietario della Unique Management & Communication. Come ha vissuto questi ultimi due anni segnati dalla pandemia?

In agenzia va tutto bene, anche se non nego che con l’arrivo della pandemia abbiamo perso abbastanza. Adesso sembra che si stia ripartendo, anche se molto a passo di lumaca. Si cerca di fare quello che più si riesce. Gli imprenditori, in generale, sono sconfortati. Non si può investire totalmente al buio, perché non sappiamo come andranno le cose anche dopo i vaccini, date le varianti. Tuttavia, è impossibile pensare di sostenere un’altra situazione come quella che abbiamo vissuto dal 2020 in poi. C’è uno sconforto da parte delle aziende, nel mondo del business. Alcune decisioni potrebbero risultare dannose. Per adesso, la maggior parte degli imprenditori sta cercando di capire quale potrebbe essere il futuro sotto questo aspetto. Nel mio caso, intraprendendo la strada delle produzioni televisive, si è più sicuri perché la televisione, bene o male, resta comunque attiva”.

La produzione televisiva era qualcosa che aveva già in mente oppure è subentrata in un secondo momento?

Assolutamente, ce l’avevo in mente da qualche anno. Anche se, prima di attivare un percorso del genere, bisogna avere i collaboratori giusti o, per meglio dire, le persone giuste al momento giusto. Senza una squadra non si va da nessuna parte. I miei lavori li ho sempre basati sui miei collaboratori. Per me sono una parte fondamentale dell’azienda. La produzione televisiva fa parte di un sistema che, fino ad oggi, non abbiamo fatto. E’ dunque necessario circondarsi di professionisti, di gente valida che ti dà garanzie sia di qualità, sia di presenza”.

Com’è gestire un’agenzia importante e riconosciuta come la Unique?

E’ molto impegnativo. In un’agenzia impostata come la mia ho tante situazioni da gestire e da affrontare. Ci sono relazioni mediatiche d’ufficio stampa; i lavori che faccio con i personaggi dello spettacolo; le strategie di marketing per le aziende e i brand. Di principio, siamo divisi per settore: quando facciamo un lavoro per il settore musica, abbiamo le persone addette specifiche; se lavoriamo per lo spettacolo, altrettanto. E così via. In ogni settore, abbiamo le persone giuste al posto giusto. Sulla scelta di chi sta nel mio team sono molto attento. Cerco il meglio per ogni categoria, che retribuisco per il valore che ha. La parte remunerativa non è la primaria, ma resta importante perché stimola le persone ad affrontare nuove sfide, oltre che a vivere una vita professionale e privata totalmente serena. I collaboratori, per me, sono la prima macchina del sistema, che è importantissima. Noi imprenditori, senza di loro, non possiamo andare avanti. Così come noi diventiamo una certezza per loro. Alla Unique siamo tutti molto trasparenti tra di noi, qualunque sia il ruolo che ricopriamo. E’ una regola che fa parte del decalogo della mia azienda”.

L’agenzia ha sede in Svizzera. C’è un perché dietro a questa scelta?

Sì, dodici anni fa mi sono spostato da Napoli. E’ una scelta che è dipesa dalla qualità della vita che qui, in Svizzera, si ha. E’ un territorio vicino all’Italia, che mi permette di essere presente anche nella nostra nazione, qualora lo volessi, tutti i giorni. La qualità della vita è davvero top; permetterà quindi ai miei figli, un domani, di avere un percorso in linea con quella che è la mentalità elvetica. Sicuramente, la Svizzera è diversa dall’Italia: qui funziona tutto e bene. L’importante è adattarsi alle regole e comportarsi nella maniera giusta. Se riesci a fare questo, a adattarti, è una nazione che ti dà veramente tanto”.

La Unique è comunque il frutto di un percorso graduale che è avvenuto nella sua vita.

“Assolutamente sì. Prima ero un agente di commercio, ma lavoravo già per le grandi firme per quanto riguarda il settore regalistica. Da lì, mi sono trasferito e ho fondato la Unique. Sono arrivati gli eventi, poi la gestione dei personaggi dello spettacolo, il comparto moda e il marketing e la comunicazioni. Fino a quando, ad oggi, non ho deciso di lanciarmi anche nel settore delle produzioni televisive. Se ci pensa, questa novità è un po’ il fiore all’occhiello. Aggiungendola, sono completo a 360° a livello professionale nel mio settore specifico”.

Possiamo citare qualche vip che rappresenta?

In realtà, io lavoro un po’ con tutti. Posso citarle, tra i tanti, Valeria Marini, Nina Moric

ad Emanuela Tittocchia. Di principio, non faccio un contratto in esclusiva con nessuno.

Non mi definisco un manager, ma un imprenditore dello spettacolo. Nel momento in

cui c’è un lavoro da fare e progettare, propongo al cliente il personaggio che può

essere più adatto allo stesso. Se il personaggio in questione viene ingaggiato, io

divento anche il suo manager in quel momento. Finito quel percorso, ognuno

ritorna sulle proprie strade. Lavoro a progetto. In base al lavoro proposto, si studia

poi il personaggio più adatto e facciamo il lavoro in collaborazione. Tuttavia, non

nego che c’è anche chi si è trovato molto bene con me, al punto tale che mi chiede per primo di gestire dei lavori insieme. In quel caso, li inserisco all’interno del mio piano lavorativo”.

Immagino che il suo lavoro, in questi ultimi anni, sia sempre più competitivo, soprattutto per via dell’avvento dei social e con le varie promozioni?

I social sicuramente hanno portato un certo assorbimento di concorrenza. Lì sembra che tutti vogliano diventare famosi ed economicamente ricchi, senza però fare nulla. Purtroppo, la gente non ha capito che per arrivare a certi obiettivi bisogna lavorare duramente, anche per più di 10 ore al giorno se è il caso. Per me i social, per il 90%, sono una sorta di maschera. La vita va al di là degli stessi. Evidenziano il benessere in un mondo on line che evidentemente non è veritiero. C’è molta apparenza e finzione dietro. Chiaramente, se si vogliono ottenere dei risultati gratificanti durante il percorso di vita non basta stare sui social. Devi lavorare duramente, sudartela e fare dei sacrifici. Chi la pensa così non ha capito come funziona il mondo”.

Roberto Chevalier, lavoce delle star di Hollywood

Roberto Chevalier sarà nuovamente la voce di Tom Cruise nel seguito di Top Gun. Un film di cui l’attore e doppiatore di grande esperienza attende, con gioia, l’uscita nelle sale.

E’ un film che può uscire soltanto al cinema con quelle belle riprese aeree che ha. E’ spettacolare, esattamente come il primo, motivo per il quale va visto al cinema. In caso contrario, perderebbe ogni magia, che è data dagli effetti, dai rumori, dal grande schermo. Tra l’altro, dopo l’estate, doppierò anche Mission: Impossible 7, sempre con Tom Cruise. L’ho doppiato in più di 35 film in 30 anni; sono particolarmente legato a lui. E’ una cosa importante e bella per il pubblico, che sa che il suo attore è quello con quella personalità, sonorità, espressività ed emotività”.

Inoltre, Chevalier presterà la voce ad Andy Garcia in una nuova serie prodotto per Disney+…

Nella serie Rebel sarò la voce di Andy Garcia. E’ un prodotto molto intrigante; lo definirei un giallo psicologico. Garcia interpreta un avvocato molto tosto, che è capacissimo di portare in scena perché è bravissimo. Non so come evolverà il personaggio. Per ora lo doppierò in tre e quattro puntate”.

Infine, Roberto Chevalier è il direttore del doppiaggio di Grand Hotel, la nuova serie iberica che sta andando attualmente in onda su Canale 5.

Grand Hotel è molto intrigante. Noto che il pubblico si sta incuriosendo; in primis perché è ansioso di sapere come andranno a finire tutte le storie. E’ curata nei minimi; gli attori sono davvero molto bravi, oltre che bellissimi. Essendo ambientata nella Spagna del 1900, ha un suo linguaggio curato e studiato per l’epoca”.

Edoardo Velo, volto amatissimo della fiction e dello spettacolo italiano

Il percorso di attore di Edoardo Velo è incominciato fin da quando aveva vent’anni, grazie al ruolo ottenuto nel Ferdinando di Annibale Ruccello nello spettacolo, prodotto dal teatro Argentina di Roma, con il regista Mario Missiroli. Una passione, quella per la recitazione, che aveva fin da bambino.

Fin da quando ero bambino, mi è stato detto con ironia, che dovevo fare l’attore, che è un mestiere che corrisponde appieno a quelle che sono le mie propensioni.  Sento che questo è il mio lavoro perché lo faccio sempre con grande gioia, anche se sono costretto al sacrificio e alla dedizione. Ricordo tutte le tappe che ho fatto, come quella del Dongiovanni e il suo servo con il grande Corrado Pani”.

Dopo 15 anni di teatro, è arrivata per Edoardo le televisione, dove ha ottenuto ruoli in fiction e soap di prestigio: da Ricominciare per la Rai a Vivere, che gli ha dato una grande popolarità grazie al cattivo Danilo Sarpi. Ci sono state poi Un posto al sole; La ladra e Provaci ancora prof! con Veronica Pivetti, La donna che ritorna con l’indimenticabile Virna Lisa, Il generale Dalla Chiesa con Giancarlo Giannini. E per finire Sorelle di Cinzia TH Torrini con Anna Valle e Loretta Goggi e l’esperienza con Terence Hill in Don Matteo. Esperienze che andranno a sommarsi ai suoi progetti futuri.

Per il futuro, sto cercando di rilevare una produzione, che attualmente è abbastanza corteggiata sia da Netflix, sia da Sky. Vorrei scegliere la partnership più giusta, in base alla disponibilità e con dei collaboratori più esperti di me. E’ un progetto che parla di un grande generale romano”.

Nel corso della pandemia, nei momenti di isolamento, Velo ha ideato delle forme di comunicazione con i suoi amici della Nazionale Calcio Attori. Attraverso uno streaming, ha creato infatti una vera e propria trasmissione che conduceva e dove si sono alternati vari ospiti d’eccezione come Agostino Penna, ma anche Andrea Preti, Domenico Fortunato e tanti altri. Edoardo fa infatti parte della Nazionale Italiana Calcio Attori fondata da Pier Paolo Pasolini nel 1971 da oltre vent’anni.

Faccio parte con orgoglio della Nazionale Calcio Attori 1971, fondata da Pier Paolo Pasolini, Ninetto Davoli e Olivio Lozzi, che è il papà onorario della squadra. E’ stata fondata e portata avanti fino ai giorni d’oggi. In queste ultime settimane abbiamo quindi festeggiato il cinquantenario, con tute nuove per onorarla. Sono socio e consigliere della Nazionale, sono stato nel direttivo, nella disciplinare. La Nazionale mi inorgoglisce perché è una Onlus, attiva molto nel mondo del sociale e della solidarietà. Abbiamo dato grossi contribuiti per le persone in difficoltà

Con la Nazionale Italiana Calcio Attori, Velo è stato uno dei protagonisti de La Partita, l’evento tramesso da Rai2 in onore di Diego Armando Maradona.

Da napoletano e tifoso del Napoli, sono ovviamente innamorato all’ennesima potenza di quella grande icona che è stato Maradona. Correre e calciare un pallone sullo stesso campo dove ha giocato lui è stata, neanche a dirlo, una grande emozione. Ho potuto conoscere nella serata anche il figlio Diego Junior, a cui abbiamo consegnato una targa. E’ una persona adorabile”.

Eleonora Pieroni, ambasciatrice del Made in Italy negli States

L’attrice e modella italiana Eleonora Pieroni ha da poco ricevuto un prestigioso premio come

Ambasciatrice del Made in Italy e della Moda negli Stati Uniti da Fondazione ITALY, titolare del progetto

DOVE – Dove Vivo all’Estero, associazione no profit di cui fa parte. Un riconoscimento raggiunto anche

per via del suo impegno per la trasmissione della cultura italiana in America, nazione dove vive insieme

al marito Domenico Vacca, proprio come ci ha raccontato in questa intervista.

Salve Eleonora, fa parte dell’associazione DOVE. Come prima cosa, può spiegarci che cos’è?

“DOVE è un progetto che vuole essere un ponte tra l’Italia, la cultura italiana, l’italianità e gli

italiani residenti all’estero, i discendenti e gli amanti dell’Italia. Naturalmente raggruppa anche

gli italiani e gli italoamericani, con discendenza italiana, che vivono in America o che lavorano

negli Stati Uniti. Per tale motivo, al suo interno ci sono tante persone che appartengono a

diverse categorie. Alcune sono impegnate nel business, altre nella moda, nel cinema e nei più

variegati contesti. E’ una rete di lavoro, un networking, che ha come elemento principale l’italianità”.

Di che tipo di progetti vi occupate al fine di promuovere l’italianità?

“Per la giornata di Dante, ad esempio, abbiamo realizzato il progetto ‘DOVE per Dante700’: un

video, dove ognuno di noi leggeva una parte significativa della Divina Commedia,

tratta dall’Inferno, dal Purgatorio e dal Paradiso. Ci sono poi tanti altri eventi, organizzati

in America e in Italia. A capo di questa associazione c’è il Dott. Massimiliano Ferrara, che

è il Fondatore e Presidente di Fondazione ITALY  e ideatore di DOVE, che sta a significare

Dove (Do) Vivo (V) all’estero (E). Tra i prossimi impegni, posso dirle che il prossimo 22 maggio,

in diretta streaming, ci sarà il Columbus International Award (tavola rotonda e premio) con

collegamenti da diverse parti del mondo e con autorevoli interventi anche di associazioni che si sono distinte negli anni per la diffusione dell’italianità e della cultura italiana. Nei prossimi mesi avremo anche un omaggio al grande artista italiano Caruso, noto in tutto il mondo anche per O’ Sole Mio, ma anche eventi di moda e sulla canzone italiana”.

Quando è nata l’associazione Dove?

“E’ un’associazione piuttosto giovane, nata qualche anno fa. E’ un gruppo molto interattivo: al suo interno ci sono giornalisti, editori. Personalmente, ho ricevuto il premio in quanto promotrice del Made in Italy e della Moda negli Stati Uniti, sia per la mia carriera di modella, sia per il ruolo di collaboratrice nella casa di moda che ho con mio marito Domenico Vacca”.

Immagino sia stata onorata di ricevere un riconoscimento, no?

“Beh, sì. Ricevere premi fa sempre piacere perché gratificano l’impegno che uno ci mette. Negli ultimi anni, mi hanno riconosciuto diversi titoli. Ovviamente, data la pandemia, le cose sono state rallentate in questi due anni, ma se vado a ritroso mi rendo conto che sono state fatte tantissime cose sia per il business privato, ma anche per la promozione in America della mia regione, l’Umbria, con la Quintana di Foligno. Da parte mia, ci ho messo davvero tanto impegno”.

Tramandare l’italianità all’estero, tra l’altro, è una cosa molto importante.

“Penso che sia nell’indole dell’essere umano quello di trasmettere una conoscenza.

E’ un’azione che fai con un figlio, con un nipote; ad un adulto viene istintivo farlo con

una persona più giovane. E’ una cosa, questa della trasmissione, che fa parte senz’altro

del mio background. Sono laureata come maestra e, per un breve periodo, ho insegnato.

Trasmettere ciò che so è qualcosa che mi è rimasto dentro. Ed ammetto che più cresco,

più sento il bisogno di mettere al servizio degli altri le mie conoscenze, anche senza retribuzione ma per l’orgoglio e la passione di farlo. Organizzare la Quintana di Foligno a New York è stata un po’ una vocazione, ma soprattutto una passione per ‘trasmettere’ la cultura e la tradizione della mia città agli americani”.

Come mai questa scelta di importare la cultura italiana in America?

“Partiamo da un dato di fatto. Come la tradizione della Quintana di Foligno ce ne sono altre bellissime in tutta Italia. Tornando alla domanda, sapevo che gli americani avrebbero gradito se fossero venuti a conoscenza di quante cose belle facciamo nei nostri paesi con la cultura italiana, tra l’altro per il semplice piacere di farle, dato che la maggior parte delle persone che si occupano di organizzare questi eventi sono volontarie. Quello che facciamo noi con la Quintana è un set cinematografico a cielo aperto. Mi sono detta che gli americani dovevano assolutamente conoscerla. Ho agito d’istinto: ho avuto l’impeto di trasmettere la nostra cultura”.

E’ l’ha fatto egregiamente, dato tutti i riconoscimenti che poi sono arrivati.

“Lo spero. Tuttavia, posso dire con emozione che il mio lavoro è stato molto apprezzato. A due anni di distanza, si parla ancora di quello che è stato fatto per la Quintana. E’ una cosa bella, che è rimasta nella storia della mia città e non solo e quando si scrive la storia si crea anche la leggenda. Sono felice di pensare che le nuove generazioni di folignati possano considerarmi non solo come la “Miss di Foligno” ma come colei che ha portato alto il nome della Giostra della Quintana in America. Speriamo che dopo la pandemia si possa tornare a fare eventi soprattutto in promozione del Made in Italy e del turismo dato che il nostro è l’unico Paese che, a causa del Covid, soffre ancora da questo punto di vista. E invece potremmo vivere di sola rendita del turismo.  Parlando di storia di cultura ed enogastronomia possiamo portare nuovamente i turisti nella nostra nazione. Le manifestazioni e gli eventi, in fin dei conti, servono anche per promuovere il nostro Paese, affinché gli stranieri possano visitare l’Italia e godere delle nostre bellezze”.

Ha dovuto sacrificare tanto tempo per portare a termine questo progetto?

“Certo, ci vuole molto tempo e dedizione. Devi sacrificare qualcosa di te per metterlo a disposizione di qualcos’altro, sperando che ti faccia ottenere dei  buoni risultati. Io so di aver messo a disposizione le mie conoscenze e la mia capacità organizzativa. Ci ho lavorato per quasi un anno in collaborazione con la regione Umbria e l’Ente Giostra Quintana. Ho fatto incontri quasi giornalieri con l’Istituto di cultura, l’ENIT (ente nazionale turismo italiano), il Consolato Italiano, la Columbus Fondation. Sono stati mesi di pubbliche relazioni, organizzazione, comunicazione e marketing. Capitanare tutta questa grande macchina organizzativa tra Italia e America è stato impegnativo ma bellissimo. Un impegno che ho svolto per la passione e l’amore che nutro per la mia terra”.

Vincent Riotta torna al cinema in un nuovo ruolo

L’attore italo-inglese Vincent Riotta sarà nel cast dell’ultimo film diretto

da Fabrizio Guarducci, che si intitola  Anemos. Nel film, girato in Tuscania,

l’attore interpreterà infatti il ruolo di un eremita nel ‘500, che ha lasciato un convento per andare a trovare il Divino, che il regista ha associato al vento.

“Fabrizio Guarducci vuole ricercare la spiritualità, andando al di là dei dogmi o delle religioni. Questo personaggio, che è esistito nella realtà , è rimasto impresso a Guarducci, anche perché ha rifiutato il ruolo tradizionale del monaco per andare a cercare la vera Divinità, quella che non si può rappresentare su un tetto tramite un dipinto, ma che è spirituale e che abbiamo dentro noi stessi. Il film rimanda ad un concetto che gli antichi greci avevano: che il Divino, la Spiritualità, si trova nel vento”.

Girato durante il lockdown, Anemos è stato per Riotta una delle esperienze

spirituali più belle che ha vissuto, in cui non è mancata la soddisfazione anche

dal punto di vista lavorativo, dato che si è trovato benissimo con la maggior parte del cast.

“Nel cast, oltre a me, ci sono i bravissimi Sebastiano Somma e Giorgia Wurth. Ciascuno

di noi ha sentito la ricerca della Divinità che Guarducci ci ha trasmesso. Quella Divinità

che sta nella natura, nella terra, nel cielo e per Fabrizio nel vento: la stessa che ti porta ad apprezzare tutto il mondo. Anche adesso, dopo mesi e mesi, sono in contatto col regista. E’ una persona affascinante; un umano, che non è perfetto, ma i suoi difetti si possono perdonare. Chi, del resto, non li ha? E’ un uomo normale che è sempre alla ricerca della verità e dell’integrità che c’è dentro”.

Inoltre, Riotta interpreterà lo scienziato italiano Crocco, esistito realmente, nel film Rocketry, diretto da Madhavan, che è anche il protagonista nel ruolo di Nambi.

“Crocco era uno scienziato italiano che ha insegnato ad un collega indiano, Nambi,

tutta la tecnica, la scienza, che c’è dietro la costruzione dei missili, poi mandati nel cielo.

Nambi, che è esistito anche lui nella realtà, era infatti un ingegnere aerospaziale. Questo

scienziato è stato trattato male dallo Stato Indiano, che poi si è scusato con lui. Quella

che racconta il film, è una storia molto attesa, visto che l’India ha dovuto ritrattare, fino

a scusarsi, la sua versione su Nambi, accusato di spionaggio quando non era vero.

Madhavan, che è il regista, attore e una vera star in India, considera questo episodio come un tradimento dello Stato Indiano verso uno dei suoi eroi. Le mie scene sono con lo scienziato; gli insegno come fare e capisco che è un genio. Si crea tra Nambi e Crocco un bellissimo rapporto sullo schermo. Con lo stesso Madhavan, ho stretto un buon rapporto; mi manda pezzettini dei film e mi chiede poi dei consigli”.